Ultimo giorno, 10.19 a.m.

14 Marzo, 2021

La domenica risveglia sempre un po' di malinconia. Alle soglie di nuove chiusure. Ultimo giorno in questo Lazio, fino ad adesso libero, terra promessa d'un Italia quasi tutta arrossita...


Decido cosa fare oggi.

Forse una lunga passeggiata,

forse i Musei Vaticani,


forse il centro senza paura e tutto quanto,


camminando di corsa, voltando spesso l'angolo, spesso osservando, scegliendo, guardando per non perdere un attimo, un secondo, prima del calcio della realtà, con il culo a terra, e sarà di nuovo il pavimento di casa mia.


E mi sento così sola, e così sarà per ciascuno, che nulla salva dal dolore, dal vuoto, dal fatto che siamo tanti e


tutti fermi, in attesa, sospesa la mente, in un continuo tempo presente.


Ieri è sfocato, il domani è sbiadito ancor prima d'essere disegnato, uno schizzo senza contorni, a carboncino, disegnato da un mancino.


E provo a dirmi che ci sarà tempo, tempo per sperare, ma il tempo per sperare è questo, quando non c'è il tempo per campare, per arrangiare un qualche pomeriggio di svago o verità,

e di nuovo dopo un anno ritorniamo alla realtà, che non è cambiato molto.


E penso, chissà come dovevano sentirsi nel '39, dopo 21 anni dalla prima delle guerre,

siamo di nuovo qui?

Non è cambiato molto, è anzi peggiorato?

quello sì che sarà stato un attimo mal realizzato, quello sì che avrebbe spaventato,


l'Oggi è invece doloroso, e mediocremente spaventoso, fiacco, infiacchito e addormentato.


Che faccio in questo ultimo giorno?


Per caricare il mio animo ed essere pronto,

che cosa immagazzino negli occhi, dove porto lo sguardo,

perchè poi devo per forza fare il salto,


e non lo voglio vivere come se fosse normale,


a questa vita di niente non mi voglio... non mi DEVO abituare.

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