Strada, 9.35 a.m

Aggiornamento: gen 11

8 Novembre 2020



Cammino per strada, i giovani s'incontrano spesso soli, abbandonati, che s'abbandonano. Che tempo buio per avere trent'anni. Ci si sente vecchi ed è appena sorto il sole.


Quanti di questi sogneranno una casetta, in riva al mare sopra le burrascose scogliere irlandesi o tra i vicoli caldi e colorati di Trastevere, sulle terrazze industriali e cementate di Testaccio, tra un fioraio e un bar che fa solo panini; quanti sognano un piccolo appartamento quieto in periferia, con un bel giardino, pieno di piante silenziose, che non danno tormenti, e con un amore leggero che t'accompagna nelle giornate, una amore campagnolo, pieno di sorrisi; quanti una casetta vicino Firenze, sulle colline toscane, con una bella scrivania e un caminetto di fronte al quale parlare e leggere in quelle sere d'inverno in cui il freddo entra nei pensieri; quanti un lavoro vicino a quella casa, fatto di giornate lunghe e giornate brevi, di ore passate a bestemmiare, valutare, improvvisare, lavorare; quanti di partire e viaggiare e perdere la lucidità, che, si sa, è un retaggio malato della generazione precedente;

quanti di inseguire, di fuggire e chi di farlo solo per perdersi e chi se ne frega di ritrovarsi; quanti un gatto, un criceto, uno stipendio che valga un centesimo, che poi è un paradosso, e a quanti basterebbe una serata pacifica, accendendo una candela, e guardando un uomo o una donna negli occhi e quanti sono senza sogni e quanti penseranno che i sogni sono per i poveri ( non ho detto per i ricchi) e quanti s'accontenteranno e quanti stanno in silenzio camminando, perché dopotutto sono solo miei questi pensieri buonisti e mai pagati ( manco mal) che tormentano e interrompono il silenzio.

Cammino per strada, presto. C'è un gran rumore di desideri taciuti stamattina.

Che fregatura.

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