Storia d'una morte

Aggiornamento: mag 2

Una giovane innamorata e il suo pezzo di cielo blu cobalto


Ci sono periodi dell’anno in cui piove sempre.

Periodi cupi in cui le nubi non se ne vanno mai. Tipo questo.


In un mondo un po’ troppo buio, pieno di nuvole e tempeste; un mondo in cui la gente non pensa mai al sole e i bambini non leggono più le favole, in un mondo così, in un’altra stagione…


C’era una volta una ragazza. O meglio, ci fu, una volta e solo una, una fanciulla.



Viveva in una città del nord…tipo in Scozia, o in Norvegia.

Lì faceva sempre freddo, e c’erano così tante nuvole che il sole non si vedeva quasi mai.


Ogni mattina la fanciulla usciva di casa per andare a scuola:

percorreva un lungo viale alberato,

passava dal bar di Pino per prendere un cornetto,

attraversava la strada all’angolo con il semaforo della piazzetta quadrata e poi, finalmente,

1, 2,3 passi lunghi, ed era scuola (la città del nord in cui viveva non era poi così grande).


Una mattina come tutte le altre, mentre stava camminando sul marciapiede del lungo viale alberato nella sua piccola/grande/nuvolosa città, improvvisamente, lassù, tra i rami di un albero spoglio, vide uno squarcio di cielo blu cobalto, puro e limpido. Si fermò stupita e si guardò intorno: era davvero strano!

Nella sua piccola/grande/nuvolosa città il cielo azzurro non si vedeva mai! Quel pezzo di blu era infatti circondato da nubi che si ammassavano scure…ma lì in mezzo niente: nessuna foschia, niente nebbia, neanche una nuvoletta. Blu. Cobalto. Limpido.

Una cosa inaudita.

La fanciulla non seppe resistere alla tentazione, si sedette sotto l’albero e cominciò ad ammirare quel pezzetto di cielo, cornice curiosa di una curiosa visione. Rimase là sotto per ore.

E la scuola direte voi? Bè, se tutti andassero sempre dove dovrebbero le favole non esisterebbero di certo. La nostra fanciulla si sedette sotto l’albero…e sarebbe davvero bello e dolce potervi raccontare che quel pezzetto di cielo limpido le sorrise, che le sussurrò subito parole dolci di benvenuto e scoperta…ma così non fu. La fanciulla, dopo qualche ora, s’alzò e se ne andò per la sua strada. Nonostante il cielo non le avesse rivolto nessuna dolce parola, nonostante l’avesse evidentemente ignorata, il giorno dopo la ragazza tornò a trovarlo, alla stessa ora. Si sedette sotto l’alberò e lo rimirò per un tempo accettabile. Ancora nessuna parola.

Andava a trovarlo tutti i giorni. Si sedeva sotto l’albero dopo la scuola, tra le 3 del pomeriggio e le 6 di sera, e rimaneva lì ad aspettare. Alcuni giorni il blu sembrava più scuro, e qualche nuvola arrivava vicinissima ad invaderlo e nasconderlo. Poi accadde una magia.

Il cielo iniziò a parlare con lei. Così. Improvvisamente e senza un perché.


Le raccontò della sua vita tra i rami, della paura dell’altezza e dei sogni notturni.

Le diceva che la sera, dopo che lei se n’era andata, s’addormentava da solo e che la compagnia gli mancava, e i suoi sogni si riempivano di oscurità: dopo il tramonto ombre spaventose si allungavano sul selciato, fuggivano le formiche, fuggivano i colori della giornata… tra questi anche il suo blu cobalto, che s’andava a rifugiare tra le radici dell’albero per lasciare spazio al nero della notte.

Il mio blu fugge come un coniglio codardo di fronte all’inchiostro nero della notte!

Poi aggiungeva: “Quando la mattina torna il sole, il cobalto si sveglia, si stiracchia e torna da me scacciando il nero come fosse una rima sbagliata”.

La ragazza sorridendo gli chiese perché non ammirasse la luna nelle sue notti di paura, era così bella, avrebbe potuto fargli compagnia; gli chiese come mai non facesse amicizia con una stella, avrebbe cominciato a sorridere anche di notte. Ma ogni volta che parlava così, un soffio di vento la stordiva, il blu del cobalto brillava fino ad accecarla e il suo pezzo di cielo le urlava: “No!” che lei gli bastava.


Si innamorarono e si amarono molto. Come si amano i gelsomini in fiore e il vento che li scuote, come si possono amare una ragazza e un pezzo di cielo blu cobalto che la notte diventa inchiostro nero.

Lui le insegnò a vedere i colori, le formiche che fuggivano al calare della sera, le fece scoprire i suoi incubi e glieli raccontò.

Era certo che un giorno le ombre della notte lo avrebbero ucciso, impiccandolo a quell’albero oscuro, lasciandolo lì a penzolare, deriso dalle stelle che non conosceva; il suo cobalto si sarebbe rifugiato per sempre ai piedi dell’albero e il suo corpo, nero come l'inchiostro, sarebbe morto, così, come una rima sbagliata.

Non voglio morire come una rima sbagliata.” le urlava in preda al panico e lei gli sorrideva e lo rassicurava : “… il sole tornerà ogni mattina e così anche il tuo blu!”

Lui allora le sussurrava: “Come sei coraggiosa!” e lei rideva!

Come sei forte!” e lei lo baciava.


Si amarono molto. Come si possono amare una ragazza e un pezzo di cielo blu cobalto che poco centra con il mondo. Tutti le dicevano di lasciar perdere il cielo.

Il cielo è bellissimo, il cielo è attraente, il cielo è meraviglioso…ma non puoi amare il cielo! Un giorno incontrerà il sole e andrà via con lui, un giorno sceglierà la pioggia e non parlerà più con te!”


Una mattina come le altre si sedette sotto l’albero e una cascata di rugiada le diede il benvenuto. Attese che il suo pezzo di cielo si svegliasse, nessuna nuvola oggi lo adombrava:

Hai dormito bene?” gli chiese, Lui sorrise come mai prima e disse: “Ho conosciuto una stella…Sono eteree e dolci, rasserenano le notti buie”


Lei fu felice che il suo cielo potesse gioire anche quando era da solo.

Una notte passo di lì per ammirare di nascosto quella dolce stella, e li vide chiacchierare amabilmente. La stella era bella, luminosa ed eterea, in lei c’erano dolcezza e virtù, la sua risata era limpida, come l’amore dei gelsomini.

Da allora tutto cambiò. Più nessuna nuvola oscurava il suo cielo.

Quella stella brillava di notte tanto quanto il suo cobalto splendeva di giorno e rendeva il suo pezzo di cielo molto diverso da una rima sbagliata.


Ogni favola d’amore gira intorno a nottate insonni, gelosie, timori, sogni e paure, a cose che finiscono, e che iniziano. Il punto qui è che cielo e terra si possono amare ma che arriva un momento in cui è necessario capire.


In cielo è il mio amore!” le disse un giorno lui.

Lei si sentì improvvisamente morire… come una rima sbagliata.


Aspettò tanti giorni seduta sotto l’albero, nella speranza che lui le parlasse di nuovo, che decidesse di tornare da lei, ma quello che vedeva era solo un pezzo di cielo blu cobalto che la notte diventava inchiostro nero…rischiarato da un'unica stella luminosa.

Il pezzo di cielo non le parlò più ma lei non s’arrese e cominciò a venire a trovarlo anche la notte, ogni notte, nella speranza di sentirgli dire una parola, di sentire quel soffio di vento leggere scuoterle i capelli. Non accadde mai

.

Perché la dolcezza delle parole non può cambiare il dolore della vita. E fu così che una notte la giovane fanciulla prese una corda e s’impiccò al ramo che faceva da cornice al suo pezzo di cielo blu cobalto. Le ombre la avvolsero e il suo corpo rimase lì a dondolare, sotto quel pezzo di cielo rischiarato da una stella luminosa. Fu tanto la fine d’una rima sbagliata.


In quella città del nord ci passano tutti davanti a quel pezzo di cielo, incorniciato dai rami di quell'albero giustiziere. Ma non è più blu come un tempo.

Si dice che ormai anche lui sia coperto di nubi.


S'oscurò vedendola cadere.







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