Scrivania, 15.55 p.m.

25 gennaio 2020

Piove a dirotto. Ancora. Mi sono fatta un cappuccino e ho cominciato un nuovo libro.

Che il punto qua è avere pazienza. Così dicono. Ma per cosa? Non c'è una meta.

E se la meta è che finisca per ritornare a prima, come sarà quel prima?

Che la verità è che più passa il tempo più il prima diventa passato-


"La pazienza è la facoltà umana di rimandare la propria reazione alle avversità,

mantenendo nei confronti dello stimolo un atteggiamento neutro."


E io che pensavo che la neutralità fosse un difetto dell'anima, quasi una vigliaccheria, taccio per non decidere, scegliere o combattere. E in questa mediocre tragedia quotidiana ecco una verità. Mi devo attaccare a qualcosa. Al cappuccino, alle candele, ai libri belli, alle giornate di pioggia che sembrano fare schifo ma se chiudi un occhio e ti dai una botta in testa eccoti, sei in Scozia, e davanti a te vaste lande desolate.


E se non m'aggrappo a qualcosa non resisto a questa mediocre tragedia della quale non mi posso lamentare perchè cos'ho da ridire dopotutto? c'è chi muore e chi si spaventa, quindi, un buon pranzo, una pagina scritta per bene, intensifico, posso migliorarmi, e adoperarmi, e quando finirà potrò contribuire, e quando smetterà potrò ripartire.


Intensifico, riempio di nuovo le giornate, e lavoro e trasformo i miei vuoti in pieno di cose, pieno di parole, pieno, pieno perchè è il vuoto il problema.

Vuoto devastante e agglomerante che non è più provvisorio

perchè è passato troppo tempo,

è vita, la vita è questa,

Inventata negli angoli di appartamenti troppo stretti,

In questo vuoto banale e denso come sciroppo,


E piove, piove, piove.

E che palle.

Post recenti

Mostra tutti