Ossa a primavera

Breve riflessione su un ridicolo incidente e sulla primavera


Mi sono rotta un paio di ossa. in modo stupido, scivolando su pavimenti bagnati, la caviglia, niente di che: il karma, la sfiga, o semplicemente la gravità. e pensavo a ciò che si spacca e a ciò che si ripara,

a come inavvertitamente mi ritrovi con mia madre che mi lava i capelli, dopo 20 anni, e questo ha un che di nostalgico e dolce.

anche se il sapone negli occhi rimane una prerogativa delle madri.


Sono scivolata sulla prima pioggia primaverile, come fossi pronta a rifarmi il guardaroba dello scheletro prima della nuova stagione. Che faccio, entro in questo aprile con la stessa caviglia? No, mi sembra poco elegante, meglio rifarlo quest'osso, stavolta con un po' più di consapevolezza dell'angolo di scarico, non come 30 anni fa in quel simpatico sacco amniotico in cui la vita ha fatto tutto da sola e io non potevo certo dire " ehi, questa tibia, la vogliamo fare un po' più coatta? il perone che sia di gomma così stiamo apposto per sempre"...


e intanto le cose gravi son sempre altre, e il mondo si ribalta, e pensavo che la primavera rimane un momento di passaggio e rottura (appunto), un vento emozionale, mentre piove, piove, il cielo si rifà, il cuore si ridà, l'europa è sempre sconvolta, la positività continua a essere un termine negativo, e il mio unico problema personale, in fondo, è l'inclinazione d'una gamba su cui non mi posso appoggiare.


L'ironia della sorte è che comunque si impara a vivere sempre un po' di più e quindi non c'è poi molto da dire: attenti agli ospedali di Napoli, godetevi il presente che ad inciampare ci si mette un attimo ( gesti di scaramanzia), fuori è sempre peggio rispetto a dentro e il mondo continua a cambiare...ah. e poi, ovviamente, continua a piovere.


Benvenuta Primavera!

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