Ore silenziose, 10.00 a.m.

Domenica 7 marzo


Breve riflessione sul silenzio

Ieri ho comprato due piccoli cactus, li ho piazzati qui di fronte alla finestra, sul bordo della scrivania a far da pacieri tra le penne e i taccuini, a far da calmanti per le giornate stanche, come oggi, che il sole sembra sparito di nuovo eppure è già Primavera.


E oggi due parole sul silenzio della domenica mattina che è quasi inquietante e un po' avvolgente; eppure era un amico caro, eppure pensavo fosse necessario.


Quando non c'era ne sentivo il bisogno come del ritorno d'un vecchio zio stanco, quell'idea che non puoi stare senza, che la testa potrebbe scoppiare, che tu potresti perdere il filo, cambiare, non riuscire a vivere o ad accettare la vita, senza silenzio.


Star da soli! che gioia era per noi poveri asociali, per chi ama leggere un libro senza spettatori, o farsi un bel bagno caldo senza scocciatori, un the mentre il sole cala ad ovest e le giornate si fanno più lunghe; e quel silenzio, in cui si muovono solo i pensieri, in cui i sussurri nella testa divengono amici seduti accanto a te; in cui hai tempo, per pensare, per piangere e disperare ma anche per cantare, e decidere cosa fare, come agire, in cosa sperare.


Com'è cambiato il silenzio.


E dire che prima mi sembrava un occasione, mi sembrava pieno d'amore, e di dolore, una possibilità, un modo per cambiare, immaginare, per fuggire dalla realtà riflettere e imparare...


magari capire, che non era proprio tutto giusto, che non si poteva sempre urlare, sbraitare o parlare senza pensare, che aveva senso fermarsi ad ascoltare; invece ora è pesante, incessante, a volte quasi soffocante, è come essere insieme alla gente senza riuscire a dire niente, come se la lingua si fosse seccata, la voce asciugata;


quante volte ho maledetto una banale conversazione pensando: "esprimi la tua opinione, che sia detto qualcosa di sensato, maledizione, questa conversazione altro non è che una perdita di tempo e d'occasione";


ora bestemmio per la mia presunzione, ora che le conversazioni sono quasi tutte vuote e piene di silenzi, ora che le cose da dirsi sono poche e senza sentimenti, mi piacerebbe parlare

della nuova tizia di caio, e della serata senza senso,

di quello che penso io, che non ne capisco niente, della manifestazione delle donne di laggiù in quel cantuccio di mondo,

e di come si fa la torta senza glutine e della musica contemporanea,

della danza per strada,

dei viaggi di chi se li può permettere

e della statua nella piazza di chissà quale posto in cui il mondo scoppia di colori, si scontra e ci si incontra e le giornate durano la metà:


"oggi ho quasi investito una gallina che attraversava la strada, e poi quello aveva una chitarra e suonava una musica tutta strana, e la gente cantava e c'era una donna che piangeva, e la vita si vedeva, si muoveva, fioriva e poi fluiva ma di certo non taceva. "


ecco. due chiacchiere così e il silenzio...che ritorni lunedì.

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