Mattino, 10.04 a.m.

Breve riflessione sul mattino

Otranto, 2020, Ph F. Cotroneo

Il mattino striscia leggero attraverso i vicoli, un rettile sordo e dalle mille sfumature,

accaldato, eccitato, apre le serrande dei negozi, tuffa la testa nelle fontane,

arriva fino a qui, sale sulle terrazza, risveglia i rampicanti, fa da trombettiere

ai sordi, a chi dorme e non vuol sentire,

li sveglia con un raggio di luce troppo netto, secco, bruciante negli occhi.

Se ne sta sdraiato,

avvolto nelle sue spire,

sulla terrazza,

dormicchia beato,

senza una preoccupazione.



Guardo il suo petto di creatura mitologica alzarsi e abbassarsi,

penso a quanto bellezza c'è nello svegliarsi,

a quanto si deve sentire fiero d'avere una tale importanza.


Che poi sei quello che viene a svegliare,

l'alba e la notte che finisce

il sole che s'alza impetuoso e tutto risveglia,

le campane di domenica,

e il cinguettio diffuso e incessante,

e quella brezza leggera,

"la frescura del mattino",,

e sei presto

e tardo, e invernale

e vaporoso,

uggioso,

limpido, palpitante

o nebbioso,


Sei di buon'ora

e poi ti riassopisci

e come un dipinto

vecchio

scolorisci in un tardo

mezzogiorno.


Che bellezza

questo svegliarsi

alzarsi

il caffè e

lo stiracchiarsi.


C'ho messo anni a trovare un po' d'equilibrio,

alzarsi e non spaventarsi,

che tutto sembra riannodarsi,

ma no,

il dolore

aspetta a rinnovarsi,

aspetta il pomeriggio, e poi la notte,


ora c'è solo un giovane mattino che respira sul terrazzo,

e per un attimo posso, posso

aspettare per iniziarmi a preoccupare,

per sperare o farmi spaventare.


In questa sospensione


un attimo di pace,

un secondo di illusione.

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