Il Sognatore

Aggiornamento: mag 2

Breve storia di un giovane disoccupato


In un altro momento, in un mondo simile al nostro, in un'altra stagione... c'era una volta un Sognatore.

Oggi questa parola viene usata così tanto che ce ne scordiamo il vero, reale significato. Un sognatore è, in realtà, un ingenuo, splendido, fascinoso, individuo che studia per creare qualcosa che non c’è. Immaginate un piccolo omino morbido (o una donnina). Se lo strizzate gli si gonfia la testa perché è pieno di pensieri e le sue gambe sono molto corte rispetto al resto del corpo. Fa prima a sognare che a correre. Maschio o femmina che sia, ritiene che ogni piccolo granello di fortuna inaspettata, ogni nuovo improvviso evento, ogni possibilità, ogni occasione, debba muoversi a proprio favore. Egli è un sognatore quindi MERITA un po’ di fortuna. E di solito non ce l’ha. No, proprio non ce l’ha. Casca sulle bucce di banana; perde gli autobus; gli portano via la macchina che è in sosta da soli 7 minuti con le quattro frecce accese che (oltretutto) stanno scaricando la batteria; multe; varchi attivi attraversati per errore perché gli si scarica il cellulare non ha più il GPS attivo e si perde; finisce la benzina; non ha prelevato e non hanno il POS; non è quella la circoscrizione giusta per fare il cambio di residenza (già non gli andava di andare a vivere in quel buco prima, figuriamoci ora); doccia fredda il 12 di dicembre perché la caldaia non funziona più ma ormai è tutto nudo e per farla ripartire dovrebbe andare sul terrazzo; il cane ieri ha mangiato cioccolata e ha vomitato sul tappeto di nonna...e così via e via fino allo sfinimento...come tutti e come nessuno. Ma se fossero solo le piccole sfighe quotidiane a perseguitare il nostro sognatore, non sarebbe così frustrato. Se si trattasse solo del gabbiano di turno che decide di mangiarsi la sua tartaruga (è successo) o della caffettiera che esplode (succede spesso) non sarebbe un problema così grosso. La tartaruga si ricompra, si smette di bere caffè, la nonna del tappeto prima o poi muore. Il problema in realtà è che il nostro sognatore ha le gambe corte e la testa troppo grossa e, fidatevi, non è cosa da poco. Così c'era una volta il nostro uomo (o donna) che, un giorno, finiti gli studi all’Università dei Sogni (U.D.S) e lanciato ormai come una palla di gomma nel mondo reale, decise finalmente di uscire a cercare lavoro. Grande sbaglio. Non poteva sapere, infatti, che quando un sognatore esce per cercare lavoro, i negozi falliscono, la borsa crolla, e tutti gli altri giovani lavoratori (un po’ meno sognatori di lui), chissà come, quella mattina sono usciti prima di lui e hanno trovato un impiego. LUI NO. E non che le sue aspettative fossero poi così alte. Certo, è vero, era uscito per cercare un lavoro che assomigliasse a ciò per cui aveva studiato, ma durante il giorno si era ridimensionato e aveva messo i piedi per terra! Alle nove di quella mattina era uscito cercando un lavoro come sognatore professionista, che consistesse nel creare sogni per sé e per gli altri; poi si era accontentato di cercarne uno in cui avrebbe creato sogni solo per gli altri; poi andavano bene anche i piccoli sogni; poi anche le illusioni, poi anche gli effetti ottici e i miraggi. Alle undici di quella stessa mattina aveva visto un cartello su cui era disegnata una spiaggia “da sogno” ed era corso all’indirizzo dell’agenzia di viaggi, sperando di trovare lì l’impiego giusto...ma no! Quelli volevano esperienza, volevano qualcuno che avesse viaggiato in lungo e in largo, e giù a spiegargli che lui aveva le gambe corte ma la testa grande, viaggiava con la mente...niente. A mezzogiorno era finito davanti ad una gioielleria, sulla vetrina c’era un cartello “Cerchiamo creatori di sogni”. Entusiasta e tutto agitato il nostro piccolo sognatore era entrato, si era presentato come creatore di sogni e tutti giù a ridere a crepapelle, a prenderlo in giro, a farsi beffe di lui: avevano bisogno di un vero gioielliere e non di uno come lui, non arrivava neanche al tavolo con le sue gambe corte, e la sua testa troppo grande lo avrebbe sbilanciato e fatto cadere. Se n’era andato, un po’ abbattuto ma non ancora sconfitto. In molti posti neanche l’avevano guardato negli occhi, in altri gli avevano chiesto di fare cose che, a parer suo, centravano ben poco con i sogni. “Guardi che io sono laureato! Lo so cos’è un sogno! E le salsicce di maiale non centrano niente!” urlò uscendo da una macelleria. Alle cinque del pomeriggio si era del tutto ridimensionato, e avrebbe accettato qualunque lavoro: dal gelataio, al babysitter, al barcaiolo, all'architetto, al prete, all’asfaltatore, allo spazzino, all'insegnante... Aveva capito che il lavoro per lui non esisteva...L’unica alternativa era quella di trovare un lavoro come un altro e sognare nel tempo libero. Finalmente, alle sette di sera (non dello stesso giorno, ma di tre mesi dopo...mica è facile trovare lavoro!) fu assunto in un piccolo luna-park di periferia. Doveva occuparsi di tenere linda e pinta la giostra dei cavalli, tutti i giorni, tutto il giorno e a volte anche la sera, e a volte anche la notte. Di tempo per sognare ne restava poco, se non alla fine della giornata, quando andava a coricarsi. Eppure, era proprio lì che il piccolo sognatore costruiva i palazzi più grandi, creava i gioielli più belli, vedeva i luoghi più sperduti e lustrava le giostre più colorate.... Ma al piccolo sognatore bastava? Lanciato come una piccola palla di gomma all’interno del mondo reale era rimbalzato brutalmente contro il tempo breve delle giornate che non bastava per fare tutto, sognare, lavorare, e si chiedeva perché, perché non fosse possibile fare entrambe le cose insieme, senza trascurarne una; si chiedeva perché rendere la propria anima schiava di un lavoro fosse così brutto quando non si tratta del lavoro che hai scelto... Un giorno vide una signora anziana camminare sulla stradina all’ingresso del luna-park, i capelli spettinati, due soli denti in bocca, una maglietta tutta logora, e una borsa viola attaccata al collo. La signora teneva la borsa stretta, stretta al petto e urlava a tutti di non toccarla: “Fermi tutti, zitti tutti, non toccate, qua dentro c’è il mio budino!” e così il nostro morbido sognatore aprì gli occhi.

Non gli serviva il tempo libero per sognare...gli bastava guardare, ascoltare e la sua fantasia veniva stimolata e correva con gambe molto più lunghe delle sue, la sua testa si gonfiava ed esplodeva di colori e di immagini e così, una sera, il nostro piccolo e morbido sognatore smise di pensare alla propria storia e cominciò a raccontare quelle degli altri. Cominciò a scrivere e non smise più.

E da qui, dal nostro piccolo e morbido sognatore con le gambe corte e la testa gonfia, iniziano le nostre storie, o meglio le sue storie: storie di individui spaventati, coraggiosi e unici; storie e favole di persone perse e ritrovate; di sognatori e di gente con i piedi a terra, di uomini e di donne come tutti, come tanti.

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