Domenica, 15.24 p.m.

Breve riflessione sulla pioggia


Si consiglia di leggere queste poche righe ascoltando "One day" di Asaf Avidan,

Versione voce e chitarra


Piove. Di nuovo. Il tempo regala aneddoti tutti uguali in questi giorni. Un'eccezione c'è stata. Due giorni di Primavera, e di sole, come se fosse possibile uscire, respirare, e subito è stato come un uscire dal letargo, un lanciare via il guscio che poi è proprio questo il punto... Forse ci sembra di non guardarci, saranno le uscite che scarseggiano, e così diminuiscono i passaggi di fronte allo specchio, e i, ma come starò, ma come sto, che il mondo è lì a guardarmi ogni volta che apro la porta di casa...e invece è come vivere dentro invece che fuori, è come se il corpo si fosse arrotolato, ribaltato, assottigliato e poi avesse cambiato lato.


L'interno è fuori e l'esterno è dentro, come quei cappottini double face. Il corpo è diventato double face, l'esterno s'è chiuso, nascosto, le mani si sono intimidite e così lo sguardo s'è concentrato sul cervello, sui nervi, sull'oscurità interna del cranio in un'inquietante immagine che solo la pioggia riesce a richiamare.


Piove. Di nuovo. E se fosse stata una questione di lavare via il marcio, da tempo saremmo stati purificati. Anche tutta quell'amara poesia che risveglia il maltempo sembra ormai lo stesso stanco radiodramma che ricordo d'aver sentito nei sogni di bambina, o forse erano ricordi.


So solo che come stancherebbero oggi i Promessi Sposi letti alla Radio da un attore stipendiato o (perchè no), mal pagato, così, stanca questa pioggia, che all'alba di questa fine di Gennaio, non ha nulla di poetico.


Non c'è la Scozia in queste gocce, nè il calore d'un camino, o il soffio d'un vento del nord fuggito da praterie dimenticate. è solo pioggia.


e non fa troppo freddo e non fa troppo caldo. Anche Roma s'annoia.

Un giorno saremo vecchi.


Buona domenica.



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