Distopia estiva, 10.00 a.m.

Breve riflessione sulla città d'estate

Fa caldo. Roma d'estate è sempre un azzardo, ma il gioco non vale mai la candela.

Sicuramente va a fuoco.


Affollata, e deserta insieme, un'eterna contraddizione,

che di giorno pare una distesa di case/cose abbandonate,

una città fantasma di quelle da distopia,


la ricostruzione d'una Capitale da film americano,

un set mal pensato, quasi sbiadito, il budget è basso, non ci sono soldi per le comparse;


Una vera distopia, di quelle post sterminio,

nessuno s'affanna o si rincorre, l'autobus lento percorre le vie,

che già andava piano e ora è proprio un miraggio, sferraglia e perde pezzi,


il semaforo s'è rotto ed è un eterno arancione, e così il sole sull'asfalto,

le cicale che friniscono cattive là dove il verde prova a verdeggiare;

verde, verde che ormai è giallo, . che cosa faccio ancora qui?


Il lavoro diventa l'unica ragione di vita, di veto, di voto per rimanere,

perchè sennò col cavolo,

sennò trovavo una via di fuga,

sennò mi facevo rapire, dal vento, dal mare,

mica m'accontento...


ah il mare, quello si che è un miraggio, un raggio di luce in un quadro di Caravaggio,

ed è il caldo a farla da padrone, a guidare e poi uccidere, ammazzare, valicare il confine...


che piova su questa città abbandonata, un po' di vento, di mare,

di umida pioggia da sognare, un po' di nuvole che sciacquino via

questa triste rima,

questa profonda malinconia...

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