Alice in hangover

Breve storia di un dopo sbronza

Rami di Ulivo, Puglia 2020

Alice si sveglia di colpo. Sono le 5 del mattino. Lo stomaco brontola.

Si alza, gira su se stessa un paio di volte per realizzare che è ancora presto e che lo stomaco sta sempre lì. Si ributta al letto. Non ce la fa, le gira la testa. Si riaddormenta.


Alice si sveglia nel silenzio. Sono le 11 di mattina. La casa è deserta.

E chi ci dovrebbe essere? Vive da sola? Non lo sappiamo.

Alice è sempre per aria, Alice guarda i gatti, e i gatti non guardano Alice.



Sente uno scalpiccio. Le basta un ascolto di qualche secondo per capire cos’è, chi è. Si alza.

Che è successo? La camera è un disastro. Il vestito buttato a terra vicino alla tv.

Le calze? Cerca, cerca, cerca…No, le calze non si sa. Se l’è fatte sfilare? le ha fatte volare?


Vuoto. Vuoto. Le scarpe. Una accanto alla finestra. L'altra sotto il letto. Va in cucina. Un biscotto, il caffè…e esce sul terrazzo. L'aria del mattino è pulita e splende il sole.


Pensieri. Come dice Brecht. Che difetto dell'uomo.


Ricordi sbiaditi. Di nuovo lo scalpiccio: Lo so, lo so. Ora arrivo. Prende una sigaretta. Le trema la mano destra. Solo quella. Accende la sigaretta e aspira la prima boccata della giornata. I polmoni fanno un salto indietro, spaventati.

Ma il sole batte sulle foglie: armonia, equilibrio. Di nuovo lo scalpiccio: Eccomi!


Apre la porta di casa, scende le scale, arriva in giardino e sorride. Butta la sigaretta. Tira una boccata d'aria e i polmoni avanzano.


Si siede sull'erba a leggere Nietzsche. Al di là del bene e del male. Un trip.


Quello scalpiccio. Un gatto che le gira attorno sonnacchioso, I gatti guardano Alice ma Alice non guarda i gatti…quanta natura sprecata per una che c’ha solo mal di testa, per un'Alice che non sa dove andare e sta nel prato a leggere filosofi morti.


Il libro si chiude con un soffio di vento. Scusanti, i gesti della natura intorno a noi. Che bei capri espiatori. “Non era più destino che io continuassi a leggere”.

Lo scalpiccio. Questa volta vicino. A destra!


Un ragazzo, un paio di cuffie enormi e gambe che camminano. Tutto nella stessa persona. Ha una felpa bianca. Con il cappuccio. Un paio di jeans stretti. Cammina al ritmo della musica che sente, e sembra quasi saltellare. Scalpiccio.


Alice è curiosa, lo segue. E passano attraverso un parco giochi, due o tre bambini giocano a fare i pirati: “Sotto coperta, sotto coperta!”.

Corrono in un prato verde appena bagnato dalla rugiada e inciampano, tutti e due/tre, e si sbucciano;


dietro alberi immensi si intravedono due vecchietti. Ballano un valzer. L'aria sembra risuonare del canto delle ninfe. Ninfe dorate, come i lingotti delle miniere, quelle in cui la gente che ha caldo muore di fatica; i due vecchietti danzano senza fermarsi, circondati dalle ninfe, ogni tanto ne inghiottono una e cantano con la sua voce eterea;


è tardi. Il ragazzo bianco comincia a correre. Alice guarda l'orologio e poi gli sovviene, prima o poi avrà da fare. E allora si fermano e lui comincia a parlare.


Il ragazzo le racconta: di quando è stato in Texas e ha domato un cavallo,

di quando ha mangiato lumache sulla sponda d’un fiume torbido,

di quando in Russia ha detto alla sua donna che andava a comprare le sigarette ed è scappato, perchè era in ritardo.

Dice che in Francia c'è stato poco perchè doveva andare a bere sulla Rambla di Barcellona

e che in America latina c'è solo nata sua madre.


Alice vorrebbe solo chiedergli perché ha viaggiato tanto e che sapore hanno le lumache invece se ne esce con un: "Hai una madre?" e lui risponde: "Si. Come Majakovskij".


Lui guarda l'orologio e lei no.

Lui chiede:" Non hai ore, non sei in ritardo?" e lei risponde di no.

“Mi dai un po' delle tue?”,


“No” dice il bianco ragazzo. Ciò che è perso è perso ciò che è vivo è in ritardo sul domani.


Scappa di nuovo. Alice lo rincorre poi si ferma, non sa che fare.

"Che Coniglio che sei! Aiutami!"

lui: "E perché? Sei una meraviglia!"


Un bacio profondo in mezzo al verde e al colorato.


Lui le parla di quando è stato in Etiopia e ha visto un uomo bianco innamorarsi dei deserti.

di quando è stato in Giappone e ha visto il mare farsi Nettuno,

e una ragazza non riuscire a baciare il suo uomo per il terrore d’essere scoperta,

di quando ha visto il sole sparire e poi riapparire,

e ha visto un piccione passeggiare,

muri gialli farsi brillanti e gambe aprirsi al calore e chiudersi alla prima brezza, non più da sole. Ed è tutto meraviglia.

Tutto colore e un sogno, verde e bianco.


E Alice, si dice, tornò dal paese delle meraviglie


E rimase lì

distesa sul prato, con un sacco di ore,

un po’ in ritardo, con un gatto a guardarla

e un ragazzo un po' coniglio,

ad incantarla,

mentre i bambini giocano a fare i pirati e i vecchi ballano il valzer.


Magico dopo sbronza.



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