After, dalle finestre, 20.19 p.m.


Improvvisamente il mondo si accartoccia. le ore si ripiegano su se stesse, la confusione lascia spazio alla coscienza, e così, coscienti e infelici, scopriamo che la ruota gira, l'acqua scorre e il sangue si fa amaro.

Mi sembra d'avere di nuovo cinque anni.

e non so dove girarmi, non so come parlare.


La città dispiega le luci notturne, improvvisamente un aeroporto, senza partenze, senza arrivi, addii, arrivederci

che poi sarebbe più semplice se tutta questa vita del dopo, se tutto questo fosse un grande after, una grande notte piena di musica e senza stelle in cui posso trovare l'interruttore.


Dove si spengono i lampioni, le luci dei motorini, i lumini dei cimiteri e poi i pianti e le urla,

e i desideri dove si collocano, dove spiegano le ali,


sembra tutto così confuso, nulla ha più il suo posto,

la sincerità non la si riconosce più, la verità è un grande buco nero,

e tutto sembra malato, assottigliato come disse la fantasia "burro spalmato su troppo pane"

questa è la sensazione,


sbiadirsi nel buio,

in questo dopo che non assomiglia al prima perchè del prima non ricordo più il sapore, l'odore,

in questo mondo cambiato, in cui tutto sembra ribaltato,

io mi ritrovo

sbadato,

distratto?


Non so stare, in queste ore lunghe come un crepuscolo eterno, in questi silenzi di questi anni, ora che tutto sembra ripartire quanto è amaro il sangue, quanto costa rifiorire.

Il tempo semina le sue tempeste,

le ore segnano giorni nuovi,


ma nuovo era una parola di speranza,

nuovo, prima, era abbastanza.

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