28 febbraio, 9.16 a.m

Breve riflessione sull'arrivo della Primavera

Ci sono diversi modi per accogliere la Primavera.


Si potrebbe dire che non sia ancora arrivata (dopotutto un po' di sole non vuol dire nulla), però la si sente, è questa voglia di volere, di sapere, per un attimo, d'osservare e tacere.




Eccola, con la punta delle dita sfiora i rami dell'abete invernale, e lo senti che si ritira, che si nasconde che si prepara al lungo sonno, la voglia di neve scompare, e si fa spazio, l'aria, questa brezza fatta di nuove possibilità che si risvegliano sulla soglia della mente, per un attimo il corpo si confonde, non sa più come presentarsi, spostarsi, coricarsi.


Che poi si sa che è tutto un inganno, che il freddo tornerà tra un anno, che fuori il mondo è tutto rotto, e il sole non cambia il contenuto delle ore, ma eccola, sta arrivando. Si fa spazio tra gli stipiti delle finestre e comincia a soffiare, sussurrare a farsi aspettare.


E improvvisamente mi sembra di nuovo un giorno di 20 anni fa, e d'avere ancora la vita davanti e dietro solo ore silenziose, mentre m'affaccio ad una finestra d'una casa da poter chiamare casa e i pensieri non offuscano gli odori, i profumi.


Che poi ti succede solo a 8 anni d'essere così libero, così vivace, così capace a far della mattina quell'oro in bocca che poi da grande diventa solo una grande citazione (chi intenderà sarà anche lui come me, ormai a quasi 30 anni, pieno di terrore).


Ma se c'è una cosa che non cambia, è questo sorridere del sole che intiepidisce, mentre cinica m'aspetto che farà freddo ancora per un po', marzo è alle porte, le piante si cominciano a svegliare, è quel tempo di mezzo, quell'attesa, che addolcisce, che sa che nonostante questa terra spezzata, le stagioni si muovono, il sole gira, quel peso sul petto s'alleggerisce.

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